Giovedì l’indice FTSE MIB ha chiuso in ribasso dell’1,4% a 49.298 punti, toccando il minimo degli ultimi quattro mesi, penalizzato dal settore finanziario e dalle fusioni bancarie a Milano. Il settore bancario ha sottoperformato, poiché i timori provenienti dalla Francia hanno continuato a esercitare pressione sul comparto, mentre il governo italiano ha tenuto colloqui con le banche e i gruppi energetici in merito a un potenziale contributo alle finanze pubbliche. MPS ha perso il 2,9% dopo che il suo secondo maggiore
azionista ha dichiarato che non avrebbe sostenuto la sua doppia offerta per Banco BPM (-2%) e Banca Generali. Anche Crédit Agricole ha deciso di non cedere le proprie azioni di Banco BPM a MPS. Generali ha perso l’1,4% sulla scia delle voci secondo cui starebbe preparando un’offerta per Banca Generali. UniCredit ha ceduto il 3,1% dopo che il ministro delle finanze tedesco ha dichiarato di essere in coordinamento con le controparti in merito all’offerta pubblica di acquisto su Commerzbank. Stellantis ha perso il 3% poiché l’aumento dei prezzi del carburante ha stimolato la domanda di veicoli elettrici. Sul fronte positivo, i titoli dei servizi di pubblica utilità hanno registrato un rialzo in seguito ai colloqui tra Stati Uniti e Russia su un potenziale investimento statunitense nel Nord Stream, il gasdotto che riforniva di gas la Germania prima del conflitto con l’Ucraina.
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il costo della vita è qualcosa che l'elettore percepisce ogni settimana.
Nel 2026 Trump sta effettivamente subendo pressione proprio su questo terreno: Reuters riferisce che prezzi elevati di benzina e diesel stanno diventando un problema politico per i Repubblicani in vista delle elezioni di novembre.
E c'è un dettaglio molto significativo: il 5 ottobre Trump ha cercato di attribuire l'aumento della benzina a più fattori — guerra con l'Iran, attacchi ucraini alle raffinerie russe e chiusure di raffinerie in alcuni Stati americani — mentre il giorno dopo ha persino parlato della possibilità di sospendere la tassa federale sulla benzina
il problema non è che le spiegazioni siano necessariamente false. Una guerra, Hormuz, raffinerie danneggiate ecc. possono realmente aumentare il prezzo dell'energia.
Il problema politico nasce quando l'elettore risponde:
“Va bene, ma io alla pompa pago di più. Tu avevi promesso che la mia vita sarebbe diventata meno costosa.”
E lì lo slogan incontra la realtà.
È lo stesso meccanismo del debito
Prima puoi dire:
“È colpa di Biden.”
Poi:
“È colpa dell'Iran.”
Poi:
“È colpa delle raffinerie.”
Poi:
“È colpa dell'Ucraina.”
Ma alla fine devi comunque rispondere alla domanda:
cosa può fare concretamente il governo per ridurre il costo della vita senza creare un altro problema?
Perché se abbassi una tassa sulla benzina, per esempio, rinunci a entrate fiscali. Se compensi con maggiore spesa o deficit, hai spostato il problema. Se imponi prezzi artificialmente bassi, rischi distorsioni. Se aumenti l'offerta energetica, ci vogliono anni.
Quando il denaro costa poco puoi rimandare. Quando costa molto, ogni soluzione ha un costo-opportunità evidente.
E le uova sono ancora più interessanti della benzina
La benzina puoi attribuirla abbastanza facilmente a uno shock internazionale.
Ma quando l'elettore vede che il carrello della spesa rimane caro, la spiegazione diventa più difficile.
Reuters già ad agosto osservava che i prezzi alimentari continuavano a essere un problema politico per Trump e per i Repubblicani, nonostante la campagna del 2024 avesse utilizzato proprio il costo della spesa come argomento contro l'amministrazione Biden
la politica può controllare molto bene la narrativa; controlla molto meno bene i prezzi relativi, il costo del capitale, la produttività e il bilancio pubblico.
E quando questi ultimi diventano sfavorevoli abbastanza a lungo, la narrativa comincia ad avere rendimenti decrescenti.
Non significa che gli slogan spariscano. Continueranno a funzionare su alcune fasce dell'elettorato.
Ma il loro potere di spiegare tutto diminuisce quando contemporaneamente hai:
- benzina cara;
- alimentari cari;
- salari reali sotto pressione;
- interessi elevati;
- deficit elevato;
- debito crescente.
A quel punto l'elettore può anche essere d'accordo con una certa spiegazione politica, ma vuole sapere cosa succede al proprio portafoglio.
il ciclo dei rendimenti potrebbe avere conseguenze politiche molto più profonde del semplice aumento del costo dei BTP/OAT/Treasury.
Potrebbe costringere governi e partiti a passare dalla politica del “chi è il colpevole?” alla politica del:
“Ecco quanto costa. Ecco dove trovo i soldi. Ecco cosa taglio. Ecco cosa investo. Ecco come porto il deficit dal 5% al 3%.”
Quella è una partita completamente diversa. , sui numeri è molto più difficile fare propaganda senza prima far tornare i conti.
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