Giovedì l'indice FTSE MIB italiano ha chiuso in ribasso dell'1,6% a 44.608 punti, poiché un prolungarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe avere gravi ripercussioni economiche su Europa e Asia. Olli Rehn, membro del Consiglio direttivo della BCE, ha invitato alla cautela e a non nutrire eccessivo ottimismo circa una rapida risoluzione del conflitto con l'Iran, citando i rischi sia per l'inflazione che per la crescita. Pedro Machado della BCE ha osservato un impatto diretto limitato sul settore bancario, ma ha messo in
guardia da ripercussioni economiche più ampie. I titoli finanziari hanno registrato un calo, con UniCredit in ribasso del 2,7% e Intesa Sanpaolo che ha perso il 2%. Nexi è crollata del 16,6% raggiungendo il minimo storico dopo aver riportato risultati inferiori alle attese nel quarto trimestre e aver ribadito il suo obiettivo di crescita a una cifra media entro il 2028. Anche Amplifon ha registrato un calo del 13,2% a seguito della diminuzione degli utili nel quarto trimestre e dei piani di uscita dal mercato britannico attraverso la vendita delle cliniche gestite direttamente. Al contrario, Eni ha guadagnato l'1,3% grazie all'aumento dei prezzi del petrolio causato dai timori sull'approvvigionamento dal Medio Oriente.
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